Alberto Sordi – Attore

Alberto Sordi

Alberto Sordi

L’INFANZIA: Alberto Sordi nasce il 15 giugno del 1920 a Roma, in Via San Cosimato nel cuore di Trastevere, da Pietro Sordi, direttore d’orchestra e concertista presso il teatro dell’opera di Roma, e Maria Righetti, insegnante. Ha due sorelle, Savina e Aurelia, ed un fratello, Giuseppe, detto Pino. La famiglia ha sempre rappresentato un punto fermo nella sua vita grazie al calore e alla serenità che Sordi ha ricevuto fin dalla sua infanzia. Già durante la scuola elementare girava l’Italia con la piccola compagnia del “Teatrino delle marionette”, diretta dal professor Parodi. Ha cantato anche da soprano nel coro della Cappella Sistina, diretto da Lorenzo Perosi, fino alla prematura trasformazione da voce bianca a quella di basso, diventata poi una delle sue caratteristiche distintive più apprezzate. Nel 1931 frequenta l’Istituto d’Avviamento Commerciale “Giulio Romano” a Trastevere. Abbandonata la scuola (si diplomerà in seguito da privatista), inizia la sua esperienza nel mondo dellospettacolo incidendo con la Fonit un disco di fiabe musicali per bambini. S’iscrive all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, dalla quale sarà espulso per la forte inflessione romanesca. Quest’insuccesso lo spinge a fare del suo difetto un punto di forza e l’origine della sua grande comicità.

L’INIZIO DELLA CARRIERA: Dopo una fallimentare esperienza nel mondo del teatro leggero a causa dell’incompetenza del suo partner Gaspare Cavicchi, torna a Roma dove avrà il suo primo contatto con il cinema partecipando come comparsa al film “Scipione l’Africano” di Carmine Gallone, presentato alla Mostra di Venezia nel 1937. Grazie alla vittoria del concorso della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore di Oliver Hardy, ottiene il suo primo lavoro nell’avanspettacolo. Debutta come Albert Odisor in qualità di imitatore di Stanlio e Ollio al Teatro Augustus di Genova, dove conosce il già noto Aldo Fabrizi che lo chiamerà nella sua compagnia formata con Anna Fougez. Comincia a frequentare l’alta società e seguendo la sua seconda grande passione dopo il cinema, l’antiquariato, conosce l’antiquario Apolloni che gli presenta Mario Bonnard. Gira, travestito da leone, alcune sequenze de “Il feroce Saladino” dello stesso Bonnard, film che vede nel ruolo di prima attrice la sedicenne Alida Valli. In realtà, Sordi fu sostituito nelle ultime scene del film da un’altra comparsa. Infatti, durante le riprese il giovane Sordi, per avvicinarsi alla bella Valli, tentò di sostituirsi al protagonista francese cantando una canzone al suo posto. Questa iniziativa non solo non gli permise di recitare al fianco di Alida ma gli causò una rovinosa caduta che lo fece cacciare dal set.
Muore il Pietro Sordi e la famiglia si trasferisce nel centro storico di Roma. Alberto continua la sua esperienza nel mondo dello spettacolo con piccole parti in diversi film. La sua prima grande occasione nel cinema gli viene data da Mario Mattoli nel film “I tre aquilotti” e nel frattempo si afferma sempre più nel mondo della rivista di varietà, di gran lunga lo spettacolo teatrale più seguito dagli italiani anche negli anni drammatici e tristi della guerra. Nel 1943 è al “Quirino” di Roma con “Ritorna Za-Bum”, scritto da Marcello Marchesi con la regia di Mattoli. L’anno dopo segue il debutto al “Quattro Fontane” con “Sai che ti dico?”, sempre di Marchesi con regia di Mattoli. Successivamente prende parte alla rivista “ImputatiSalziamoci!” di Michele Galdieri ed il suo nome appare per la prima volta in grande nei manifesti dello spettacolo.

LA TV: Il suo debutto nel mondo della televisione risale al 1948, quando, presentato alla neonata Rai dalla scrittrice Alba de Cespedes, conduce un programma di cui è anche autore, “Vi parla Alberto Sordi”. Con l’occasione incide anche per la Fonit alcune canzonette da lui scritte, tra cui “Nonnetta”, “Il carcerato”, “Il gatto” e “Il milionario”. Grazie a queste esperienze ha dato vita a personaggi come il signor Coso, Mario Pio ed il conte Claro (o i celebri “compagnucci della parrocchietta”), personaggi che sono la base primaria della sua grande popolarità e che gli permettono d’interpretare (grazie a De Sica e Zavattini) “Mamma mia, che impressione!” (1951) di Roberto Savarese.

IL SUCCESSO: Il 1951 è anche l’anno della grande occasione, del salto di qualità. Passa dalla dimensione delle riviste e dei film leggeri a caratterizzazioni più importanti, soprattutto considerando quelle a fianco di un grande maestro quale Fellini (e Fellini a quel tempo era già “Fellini”). Quest’ultimo, infatti, lo sceglie per la parte del divo dei fotoromanzi ne “Lo sceicco bianco”, un gran successo di pubblico. Malgrado ciò, l’attenzione per il palcoscenico dal vivo non viene meno e continua i suoi spettacoli a fianco di mostri sacri come Wanda Osiris o Garinei e Giovannini (grandi autori di commedie). Vista l’ottima prova offerta ne “Lo sceicco bianco”, Fellini lo richiama per un altro film. Questa volta, però, al di là del prestigio del regista e del richiamo dell’ormai popolare comico, nessuno dei due può immaginarsi che la pellicola che stanno preparando li proietterà direttamente nella storia del cinema, quella con la “S” maiuscola. Nel ’53 esce infatti “I vitelloni”, un caposaldo del cinema di ogni tempo, acclamato da subito da critica e pubblico all’unisono. Qui l’attore inventa una caratterizzazione che diverrà protagonista di molti suoi film: un tipo petulante, malizioso ed ingenuo allo stesso tempo.
Sordi è ormai una star, un vero e proprio mattatore del box-office: solo nel ’54 escono tredici film da lui interpretati, fra cui “Un americano a Roma” di Steno, nel quale reinterpreta Nando Moriconi, lo spaccone romano con il mito degli States (l’anno successivo, negli Stati Uniti, a Kansas City, riceverà le chiavi della città e la carica di Governatore onorario come “premio” per la propaganda favorevole all’America promossa dal suo personaggio). Sempre nel ’54 vince il “Nastro d’argento” come miglior attore non protagonista per “I vitelloni”. Successivamente, Sordi darà vita ad una galleria di ritratti quasi tutti negativi, con l’intento di tratteggiare di volta in volta i difetti più tipici ed evidenti degli italiani, a volte sottolineati con fare benevolo altre volte invece sviluppati attraverso una satira feroce. L’escalation di Sordi continua inarrestabile e avrà il suo apogeo negli anni Sessanta, il periodo d’oro della commedia all’italiana. Fra i riconoscimenti vanno segnalati il “Nastro d’argento” come miglior attore protagonista per “La grande guerra” di Monicelli, il “David di Donatello” per “I magliari” e “Tutti a casa” di Comencini (per cui riceve anche una “Grolla d’oro”), “Globo d’oro” negli Stati Uniti ed “Orso d’oro” a Berlino per “Il diavolo” di Polidoro, senza contare le innumerevoli e magistrali interpretazioni in tantissimi altri film che, nel bene o nel male, hanno segnato il cinema italiano. In un’ipotetica scorsa riassuntiva di tutto questo materiale, quello che ne uscirebbe sarebbe una galleria inesauribile di ritratti, indispensabile per avere un quadro realistico dell’Italia dell’epoca.
Nel ’66 Sordi si cimenta anche come regista. Ne scaturisce il film “Fumo di Londra”, che si aggiudica il “David di Donatello”, mentre, due anni dopo, torna a farsi dirigere da altri due maestri della commedia come Zampa e Nanni Loy, rispettivamente nel grottesco “Il medico della mutua” (una satira che metteva all’indice il sistema sanitario nazionale e le sue tare), e nel “Detenuto in attesa di giudizio”.

IL CINEMA: Ma Sordi è stato un grande e ha potuto esprimere il suo poliedrico talento anche nell’ambito del cinema drammatico. Una prova famosa per intensità è quella di “Un borghese piccolo piccolo”, sempre di Monicelli, che gli valse l’ennesimo “David di Donatello” per l’interpretazione. Ormai le situazioni e i personaggi rappresentati dall’attore sono talmente ampi e vari che egli può legittimamente affermare di aver contribuito fattivamente alla conoscenza storica dell’Italia. Nel 1994 dirige, interpreta e sceneggia, insieme al fedele Sonego, “Nestore – L’ultima corsa”. Grazie alla rilevanza delle tematiche affrontate il film è scelto dal Ministero della Pubblica Istruzione per promuovere nelle scuole una campagna di sensibilizzazione sulle problematiche degli anziani e del rispetto degli animali. L’anno successivo al Festival del Cinema di Venezia, dove viene presentato “Romanzo di un giovane povero” di Ettore Scola, riceve il “Leone d’oro” alla carriera.
Nel 1997 Los Angeles e San Francisco gli dedicano una rassegna di 24 film che riscuote un grandissimo successo di pubblico. Due anni dopo altro “David di Donatello” per “i sessant’anni di straordinaria” carriera.
Altri significativi riconoscimenti gli sono stati assegnati anche da istituzioni accademiche, attraverso l’assegnazione di lauree “honoris causa” in Scienze della Comunicazione (rispettivamente dallo Iulm di Milano e dall’Università di Salerno). La motivazione della laurea milanese recita: “la laurea viene assegnata ad Alberto Sordi per la coerenza di un lavoro che non ha eguali e per l’eccezionale capacità di usare il cinema per comunicare e trasmettere l’ideale storia di valori e costumi dell’Italia moderna dall’inizio del Novecento a oggi”.

Scompare all’età di 82 anni nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2003 nella sua villa di Roma, dopo una grave malattia durata sei mesi. La salma viene traslata nella sala delle armi del Campidoglio, dove per due giorni riceve l’omaggio ininterrotto di una folla immensa; il 27 febbraio si svolgono i funerali solenni nella Basilica di San Giovanni in Laterano, davanti a circa 500 mila persone.

CURIOSITA’: Proprio di recente, “Storia di un italiano”, videocassette che mescolano brani dei film di Sordi a filmati d’archivio (riproposizione di una serie che andava in onda nel ’79 su Rai due), verranno distribuiti nelle scuole italiane, come complemento dei libri di testo. Sordi, a proposito ha affermato che “Senza volermi sostituire ai manuali didattici, vorrei dare un contributo alla conoscenza della storia di questo Paese. Non foss’altro perchè, in duecento film, con i miei personaggi ho raccontato tutti i momenti del Novecento”.
Il 15 giugno del 2000, in occasione dei suoi 80 anni, il sindaco di Roma, Francesco Rutelli, gli cede per un giorno lo “scettro” della città.
Estremamente riservato, non si è mai sposato (l’unica relazione sentimentale conosciuta dell’attore è quella avuta con Andreina Pagnani, più grande di lui, durata nove anni).
Ha vissuto sempre a Roma, sino al 1930 nella natia via san Cosimato 7 e poi, dopo la demolizione per il costruendo palazzo delle Sacre Congregazioni, nella vicina via Venezia e, dal 1958 fino alla morte, nella villa di Via Druso, insieme alle sorelle Savina (deceduta nel 1972) e Aurelia (1917-2014) e con il fratello Giuseppe (1915–1990), suo amministratore, e con la segretaria Annunziata che oggi sovrintende al suo archivio personale.
Un tratto del lungomare di Jesolo è stato intitolato ad Alberto Sordi.

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