Intervista – Claudio Brufola

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Claudio Brufola è un fotoreporter romano che, con passione, sacrificio e tanta curiosità intellettuale, ha raggiunto i suoi obiettivi nell’affascinante campo della fotografia. Ecco per voi la sua intervista:   

Top100: Claudio, raccontaci qual è stato il tuo percorso professionale.

Claudio: Il mio percorso professionale è stato piuttosto particolare ed esprime la mia doppia anima. Biologia all’università, dove potevo esprimere il tratto iperlogico del mio carattere, mentre già iniziavo ad appassionarmi di fotografia e di arte, studiando e andando “in bottega” come era consuetudine anni or sono. La scelta di abbandonare il microscopio per l’obbiettivo è stato quasi obbligata e la voglia di esprimere la mia creatività con le immagini, questo desiderio profondo di tirare fuori l’anima delle cose, scoprire la bellezza in ogni dove, mi ha reso fotografo, di mestiere, di professione e d’arte. Da lì ho affrontato tantissimi ambiti della fotografia: il focus è sempre stato il fotogiornalismo e la fotografia corporate, ma non mi sono mai tirato indietro e ho cercato di sperimentare sempre.

Top100: Di cosa ti occupi attualmente?

Claudio: Ovviamente la fotografia rimane il mio primo impegno, ma oggi è vissuto in modo totalmente differente. Mi considero più un “comunicatore” che un fotografo. Un comunicatore che utilizza i media contemporanei per trasmettere informazioni e, soprattutto, emozioni attraverso l’immagine. Grazie al fortunato incontro con una professionista del marketing digitale nell’ultimo anno, da “orso solitario”, come mi sono sempre definito, ho scoperto che anche lavorare in team può essere stimolante e molto efficace. Con questo nuovo assetto Eblu Comunicazione (la mia agenzia) sperimenta e realizza nuovi modi di fare comunicazione, in particolar modo in ambito corporate, dove la fotografia è vista come esperienza, come viaggio di scoperta interiore, come evento e come elemento di un linguaggio complesso e multimediale che è l’unico realmente efficace, soprattutto nella comunicazione attuale, quella online. Oltre a ciò con Eblu Comunicazione stiamo portando avanti progetti innovativi, anche legati all’internazionalizzazione, come ExpoPhoto2015 che è un esempio mirabile, pensati per utilizzare la cultura e l’immagine come chiave di promozione e valorizzazione delle imprese e delle eccellenze del nostro Paese.

Top100: In che modo sei riuscito a raggiungere i tuoi obiettivi?

Claudio: Per i successi è d’obbligo molto impegno, una buona dose di umiltà e un approccio costantemente orientato alla ricerca. Questi sono stati gli elementi che hanno sempre contraddistinto il mio lavoro. La cosa importante è per me mantenere il focus su ciò che voglio dire, ciò che voglio trasmettere. Ogni immagine che realizzo è importante. Che stia fotografando un tralcio di vite o il presidente della Repubblica, la mia mente e il mio cuore sono sempre concentrati sul racconto, sull’esito estetico. Questo, credo, faccia la differenza nel risultato. Nel raggiungimento degli obiettivi penso che la chiave sia nell’apertura mentale, nella disponibilità ad uscire da schemi angusti. Non mi sono mai atteggiato ad artista, non ho mai creato la “torre d’avorio” che molti colleghi si costruiscono intorno. Non disdegno le pubbliche relazioni. Come in molte professioni cosa fai diventa solo un elemento del successo, la differenza la fa il come lo fai.

Top100: Quali sono stati gli ostacoli e le difficoltà che hai dovuto affrontare per realizzare i tuoi obiettivi?

Claudio: Come molti, tranne alcuni fortunati per nascita, anch’io ho dovuto superare ostacoli, sia nella vita che nel lavoro; sono ancora innumerevoli e continui: quelli esterni, congiunturali potremmo dire, che fanno parte delle cose e quelli interni, che sono dentro ognuno di noi. La cosa difficile è mantenere costante alcune fondamentali certezze: la passione e l’entusiasmo.

Top100: Cosa ti spinge ogni mattina a svegliarti e a iniziare una nuova giornata?

Claudio: La sicurezza che ci sarà un po’ di bellezza anche quel giorno, un momento di gioia che riceverò o potrò dare a qualcuno. Forse perché sono fortunato o forse perché fa parte del mio carattere, ma da alcuni anni a questa parte, vivo con questa serenità di base: in ogni giornata so che c’è un sorriso, un pensiero positivo, un po’ di amore che aspetta d’essere colto. Bisogna curiosare, saper vedere. Sono felice quando attorno a me ci sono persone felici.

Top100: In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a tutti coloro che desiderano intraprendere il tuo stesso percorso?

Claudio: Imparare la tecnica, comprare attrezzature: tutti oggi lo possono fare. Ciò che fa la differenza sono sensibilità, cultura, apertura mentale. Per essere credibili come professionisti bisogna essere persone vaste: non basta saper scattare, bisogna saper parlare, pensare, conoscere, saper comunicare con le persone, guardare oltre insomma. E poi riuscire a inventare contenuti che siano sempre nuovi e diversi.

Top100: Un tuo giudizio personale: è ancora possibile seguire i propri sogni?

Claudio: E che altro ci può mantenere in vita se non i sogni? Mai smettere di sognare, purchè i sogni non rimangano semplici chimere, ma siano guide con tracce luminose per creare nuovi progetti, per puntare in alto. Forse ai giovani ci siamo dimenticati di insegnarlo.

Top100: Quali sono i tuoi progetti futuri?

Claudio: Sono nel pieno dei miei progetti futuri, come un fabbro nella sua fucina che piega un oggetto per farlo funzionare, con tenacia. Sempre più la fotografia come mezzo di racconto, di promozione, di cultura, di emozione; e la costruzione a più mani, tramite Eblu Comunicazione, di un programma innovativo e originale che coniughi e racconti le opportunità che mettiamo a frutto in questo periodo. Voglio immaginare la convergenza di un bellissimo slogan con la sua declinazione contraria “Pensare globale, agire locale” e “Pensare locale, agire globale”.

Top100: Come ti vedi tra 10 anni?

Claudio: La mia risposta istintiva e bugiarda sarebbe in pensione, ma non credo di esserne capace. Spero tra 10 anni di avere ancora cose da raccontare, con linguaggi sempre moderni e sempre con la stessa voglia di vedere oltre la pelle degli uomini.

 

 

 

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